Cos'è uno standard Passivhaus e perché è diverso dall'APE classe A4

Lo standard Passivhaus è stato sviluppato dal Passivhaus Institut di Darmstadt alla fine degli anni Ottanta. Non è una normativa statale ma uno standard volontario basato su criteri di prestazione misurabili: il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento deve essere inferiore a 15 kWh/m²a, la dispersione termica dell'involucro non deve superare 10 W/m², la pressione differenziale di 50 Pa deve rivelare un'infiltrazione d'aria non superiore a 0,6 volumi per ora (n50 ≤ 0,6 h⁻¹).

L'APE (Attestato di Prestazione Energetica) italiano, disciplinato dal D.Lgs. 192/2005 e dai successivi decreti attuativi, utilizza invece un sistema di classificazione da A4 a G basato sull'indice di prestazione energetica globale non rinnovabile. La classe A4 corrisponde a un fabbisogno di energia primaria inferiore al 45% rispetto all'edificio di riferimento. Un edificio certificato Passivhaus rientra generalmente in classe A4, ma i due sistemi usano metodologie di calcolo diverse e non sono intercambiabili.

La distinzione è rilevante perché incide sull'accesso agli incentivi fiscali italiani: il Superbonus, nella sua versione attuale, richiede il miglioramento di almeno due classi energetiche, misurate secondo le linee guida nazionali APE, non secondo i criteri Passivhaus.

I cinque principi costruttivi della progettazione passiva

Qualsiasi progettista che lavori su edifici a basso consumo fa riferimento a cinque elementi tecnici fondamentali:

  • Isolamento termico continuo dell'involucro: valori di trasmittanza U generalmente inferiori a 0,15 W/(m²K) per pareti, 0,10 W/(m²K) per coperture. In Italia centro-meridionale i valori possono essere leggermente più alti mantenendo la classificazione passiva, a causa del clima.
  • Serramenti ad alte prestazioni: triplo vetro con gas nobili nella camera, telaio con taglio termico elevato. Valore Uw tipico ≤ 0,80 W/(m²K).
  • Eliminazione dei ponti termici: ogni discontinuità nell'isolamento genera un flusso di calore aggiuntivo. Il calcolo dei ponti termici secondo UNI EN ISO 10211 è parte integrante del progetto energetico.
  • Tenuta all'aria dell'involucro: il valore n50 ≤ 0,6 h⁻¹ si verifica con il Blower Door Test (UNI EN 13829) sia al termine della costruzione che durante i lavori, per identificare e correggere le fughe prima che le finiture siano completate.
  • Ventilazione meccanica controllata con recupero di calore: i sistemi VMC con recuperatore controventilato raggiungono efficienze di recupero del calore superiori all'85%. L'aria esterna viene precondizionata prima di entrare negli ambienti, riducendo il fabbisogno di riscaldamento invernale e di raffrescamento estivo.

La direttiva EPBD e il contesto normativo europeo

La direttiva europea sull'efficienza energetica degli edifici (EPBD, Energy Performance of Buildings Directive) nella sua versione del 2024 introduce l'obbligo di costruire tutti i nuovi edifici come NZEB (Nearly Zero Energy Buildings) e prevede che gli edifici residenziali raggiungano almeno la classe E entro il 2030 e la classe D entro il 2033 per poter essere locati o venduti.

Il recepimento italiano di questi obblighi avviene attraverso i decreti ministeriali sul rendimento energetico in edilizia. Il D.M. 26/6/2015 ("Decreto Requisiti Minimi") stabilisce i requisiti minimi di prestazione energetica per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni importanti. I limiti di trasmittanza massima variano per zona climatica: l'Italia è divisa in sei zone (A-F), e i valori ammissibili in zona E (che include buona parte del Nord Italia) sono significativamente più restrittivi di quelli in zona C (Sud Italia peninsulare).

Clima italiano e adattamento dello standard Passivhaus

Lo standard Passivhaus è stato sviluppato per il clima dell'Europa centrale. Applicato al clima mediterraneo o alla Pianura Padana, richiede alcune adattazioni. Il problema principale non è più solo il riscaldamento invernale ma anche il surriscaldamento estivo: un involucro molto isolato che funziona ottimamente d'inverno può accumulare calore in estate se non sono previsti sistemi di protezione solare adeguati e sfasamento termico dell'isolante.

Il Passivhaus Institut ha introdotto il profilo "PHI Classic" adatto ai climi freddi e il profilo "PHI Plus" e "PHI Premium" per edifici con produzione rinnovabile integrata. Per i climi caldi ha sviluppato la variante "EnerPHit" per le ristrutturazioni e "Passivhaus for hot and humid climates" per nuove costruzioni in zone con estate calda e umida.

In Italia il CENED (Certificazione Energetica degli Edifici) in Regione Lombardia e il sistema DOCET per le abitazioni esistenti di piccole dimensioni sono strumenti regionali che si affiancano al sistema nazionale APE per la valutazione e la certificazione energetica.

Costi costruttivi e ritorno economico

Il costo aggiuntivo per costruire secondo lo standard Passivhaus rispetto a un edificio in classe A è stato stimato in diversi studi europei tra il 5% e il 15% del costo costruttivo totale. La variabilità dipende molto dalla tipologia edilizia (unifamiliare vs condominio) e dalla zona climatica. In climi freddi il ritorno economico attraverso il risparmio energetico è più rapido.

Uno studio condotto su 14 edifici Passivhaus in Italia settentrionale tra il 2015 e il 2020 ha documentato consumi reali di riscaldamento compresi tra 8 e 18 kWh/m²a, con una media di circa 12 kWh/m²a. Il confronto con abitazioni convenzionali dello stesso periodo mostra riduzioni dei consumi tra il 75% e l'85%.

Lark Rise Passive House — esempio di casa passiva con integrazione architettonica
Lark Rise Passive House, progettata da Bere Architects. Fonte: Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il Blower Door Test: verifica obbligatoria della tenuta all'aria

La prova di tenuta all'aria è un passaggio obbligatorio nella certificazione Passivhaus e sempre più frequente nelle ristrutturazioni importanti incentivate. Il test misura il flusso d'aria che attraverso l'involucro a 50 Pascal di pressione differenziale. Il risultato n50 esprime il numero di ricambi d'aria per ora dell'intero volume dell'edificio.

Per un edificio Passivhaus il limite è n50 ≤ 0,6 h⁻¹. Un edificio convenzionale costruito secondo le normative ordinarie raggiunge tipicamente valori tra 2 e 5 h⁻¹. Le vecchie costruzioni, specialmente quelle anteriori agli anni Settanta, possono superare i 10 h⁻¹.

La norma UNI EN 13829 descrive due metodi di prova (A e B) e le condizioni in cui il test è valido. Il metodo A esclude tutti i sistemi di ventilazione meccanica, mentre il metodo B li lascia nelle condizioni normali di utilizzo. Per le certificazioni Passivhaus si utilizza il metodo B con sigillatura preliminare delle aperture intenzionali.

Risorse per approfondire